Relazione Convegno Università La Sapienza di Roma

Titolo: "Eziopatogenesi Chiropratica della lombalgia e dell'ernia del disco".
Autore: Lello G. Crispini D.C.
Indirizzo: Piazza IV Novembre, 1 – Milano

Tel. 02 6697772 / 02 66982690

E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Eziopatogenesi chiropratica della lombalgia e dell’ernia del disco

PREMESSA

Perché alcune persone sviluppano un’ ernia discale?
Perché, spesso, dopo l’ intervento chirurgico di asportazione dell’ ernia del disco ci sono recidivanti?
Quali sono i meccanismi disfunzionali che predispongono alla lombalgia e all’ ernia discale?
Per rispondere a queste domande dedicherò il mio intervento ad una descrizione molto dettagliata di concetti originali ed innovativi (e per molti aspetti rivoluzionari) di biomeccanica umana.
Il concetto chiropratico / filosofico di postura, l’ appoggio podalico, la deambulazione sincronizzata, l’ occlusione dentale centrica, la deglutizione, ecc… ecc… saranno alcune delle funzioni approfondite nel corso della relazione per capire come il corpo umano interagisce al peso di gravità, per spiegare inoltre come avviene quell’ automatismo inconscio di funzioni muscolari che ci tengono eretti e che ci permettono, quando ci muoviamo, di distribuire il peso del nostro corpo in modo equo con un giusto baricentro sul nostro “asse portante” (colonna vertebrale).
Si parlerà, inoltre, del complesso sistema sensoriale (meccano recettori) di cui il corpo è disseminato, della loro congruità primaria di percezione centrale per atteggiare il corpo ad un peso di gravità geneticamente previsto ed a cui la postura umana si è adattata dopo millenni di collaudo funzionale con una neurofisiologia vincente.
Infine un cenno sulle tecniche di “aggiustamento” specifico chiropratico vertebrale e non… e di correzioni funzionali attraverso “Bites” o “Plantari Anatomici” indispensabili per il mantenimento di un corretto baricentro e per scongiurare recidive di lombalgie acute e/o recidive di ernie discali. 

FILOSOFIA FUNZIONALE

Il corpo umano è una formidabile macchina disegnata dalla natura per svolgere tutte quelle funzioni proprie alla vita nel nostro ambiente.
I meccanismi che regolano queste funzioni sono estremamente complessi e probabilmente non del tutto noti.
Tutti sappiamo che il nostro corpo è fatto di uno scheletro osseo, di articolazioni e legamenti, di muscoli che garantiscono il movimento necessario alle articolazioni per far "funzionare" adeguatamente l'apparato locomotore.
Inoltre, internamente il nostro corpo è dotato di organi che svolgono le funzioni di un vero e proprio laboratorio chimico in grado di alimentare continuamente la capacità muscolare (funzionale) del corpo attraverso il nutrimento cellulare di ossigeno e sostanze nutritive opportunamente metabolizzate, e di organi che attraverso una continua escrezione smaltiscono le scorie dell' organismo (urine, feci, sudore, alito, ecc...). poi ci sono sistemi preposti alla difesa contro gli agenti esterni, batterici e tossici in senso lato (sistema immunitario) e organi che garantiscono la riproduzione della specie.
L' ultimo aspetto che completa il corpo umano è la psiche che, benchè non visibile, condiziona considerevolmente e continuamente l' organizzazione funzionale del nostro corpo.
In definitiva, possiamo riassumere le caratteristiche del corpo umano in tre aspetti completamente integrati l' uno con l' altro ed organizzati in modo funzionale dalla regia del sistema nervoso centrale che, attraverso il sistema nervoso periferico, gestisce, direttamente o indirettamente, tutte le funzioni, garantendone integrità e durata.
Chiariti questi concetti si può affermare che la salute dipende dal perfetto equilibrio dei tre elementi che caratterizzano la persona umana:

  • Struttura
  • Biochimica
  • Psiche

Con questa importante premessa in mente, tralasciamo il problema funzionale biomeccanico che può aver già creato una condizione patologica (coxartrosi grave, degenerazione artrosica avanzata, ecc. ecc...) cioè la perdita della massima funzionalità fisiologica ed occupiamoci dei disturbi funzionali dolorosi che rendono la vita meno piacevole a moltissime persone cercandone le cause nel lato struttura del succitato triangolo.


LE FUNZIONI MUSCOLARI

I muscoli che regolano le funzioni di movimento del nostro corpo sono suddivisi in due grandi categorie:

  • Muscoli volontari (somatici): muovono parti ossee (articolazioni)
  • Muscoli involontari (viscerali): muovono parti molli (viscere)

I muscoli volontari sono chiamati tali perchè possono essere controllati direttamente dalla nostra volontà. Tuttavia una importante parte delle loro funzioni viene sincronizzata ed organizzata dal sistema nervoso centrale durante i primi anni di vita dalla nascita allo sviluppo, e ci permette di svolgere delle funzioni essenziali a livello subconscio alleggerendo l' attività cerebrale che può dedicare l' attenzione ad altre mansioni. Le funzioni basilari per il buon equilibrio biomeccanico che il corpo umano svolge utilizzando tutti i muscoli volontari con l' attività subconscia e sincronizzata sono:

  • Deglutizione - Deambulazione - Respirazione - Funzione muscolare degli occhi (focalizzazione).

La sincronizzazione, quindi la "taratura" di queste importanti funzioni (tipiche dell' uomo) come già accennato, avviene nell' arco di tempo che va dalla nascita allo sviluppo ed è in questo arco di tempo che la natura trasmette tutta l' esperienza biologica acquisita da millenni di collaudo funzionale della macchina fisica dell' uomo.


LA METAMORFOSI EVOLUTIVA UMANA

La millenaria e continua metamorfosi di ogni specie vivente nel nostro mondo ha consentito l' evoluzione di ogni organismo per un adattamento ottimale sia all' ambiente in cui vive, sia alle esigenze di vita individuali.
Il tutto finalizzato non solo alla sopravvivenza della specie stessa, ma anche alla durata nel tempo e alla qualità della vita singola.
La giraffa ad esempio, poichè si nutre esclusivamente di teneri germogli reperibili solo sulle chiome degli alberi di alto fusto delle savane, ha dovuto letteralmente "allungare il collo" per accedere facilmente alla sua fonte di sostentamento. Un formidabile animale predatore come ad esempio il leone, oltre a essere dotato di un aspetto esteriore che gli consenta di mimetizzarsi agevolmente con l' ambiente in cui vive e gli faciliti la caccia delle sue prede, ha dovuto acquisire tra l' altro anche forti mascelle e denti aguzzi da usare come arma per uccidere la preda.
In particolare, ogni quadrupede ha una mandibola molto prominente anteriormente rispetto al cranio, poderosi muscoli estensori del collo a confronto con i deboli flessori anche perchè, oltre che come arma, usa la bocca sia per mangiare e bere come tutti, ma anche per prendere e trasportare.
Nell' evoluzione della specie umana, ciò che ha impresso una profonda modifica degli equilibri strutturali e funzionali del corpo è stata la capacità di aver potuto liberare le mani e le braccia dalla "schiavitù" dell' appoggio a terra.
Questa situazione ha provocato un profondo mutamento degli equilibri muscolo-scheletrici del corpo che hanno dovuto adattarsi a nuovi stimoli e a nuove esigenze: la prima e più importante è stata quella di adattare la nuova postura alla forza di gravità senza diminuire la capacità funzionale complessiva.
Poichè la funzione di presa e di offesa si è trasferita dalla bocca alle mani, la prima ha conservato ovviamente la sua funzione di masticazione ed ha acquistato una nuova funzione: quella di appoggio "propriocettivo" delle due arcate dentali in sostituzione dell' appoggio "esterocettivo" delle due zampe anteriori non più utilizzato.
Infatti gradualmente la mandibola è arretrata fino a far ingranare l' arcata dentale inferiore internamente all' arcata dentale superiore!
L' articolazione temporo-mandibolare si è collocata esattamente al centro del cranio che si è evoluto con la calotta verso l' alto e i processi mastoidei verso il basso, permettendo un maggiore sviluppo della massa cerebrale. Il tutto sostenuto da una sostanziale stabilità di forze muscolari flessorie ed estensorie del collo continuamente verificate nei suoi equilibri di tono dalla deglutizione che, a prescindere dall' ingestione del cibo, nell' uomo contrae e rilassa ritmicamente (circa 1500 volte al giorno per tutta la vita) numerosi gruppi muscolari facenti capo all' osso ioide (84?), vero e proprio sensore degli equilibri di tutto il corpo.
I restanti appoggi esterocettivi, i piedi, hanno dovuto anche essi modificare in parte la loro funzione, acquisendo un arco plantare che consentisse oltre che una buona stabilità del corpo in stazione eretta statica, anche una adeguata trasmissione di impulsi facilitatori o inibitori alle catene muscolari coinvolte in modo involontario e automatico sia nella deambulazione che nella corsa.

RIFLESSI ANCESTRALI

Quando una persona normale cammina, infatti, è facile osservare che all' avanzare di una gamba farà automaticamente avanzare anche il braccio opposto e viceversa, utilizzando in questo modo i riflessi ancestrali dei quadrupedi mantenendo solo due appoggi a terra.
Attraverso millenni di collaudo il nostro corpo è giunto ai nostri giorni con questi equilibri sempre più perfezionati anche se ancora non del tutto capiti.
Tutta questa esperienza biologica viene trasmessa da generazione a generazione e maturata in corpore oltre che nei nove mesi di vita intrauterina, soprattutto dalla nascita alla pubertà o età presviluppo (circa 11/12 anni).
La natura infatti impiega tutto questo periodo di tempo per trasmettere tutta la sua esperienza biologica e mettere quindi a punto e tarare la macchina umana consentendole di funzionare in modo autosufficiente e ottimale per tutta la vita. Questa sarà la memoria primaria di ogni persona!

Gli equilibri funzionali acquisiti in questo arco di tempo consentiranno una perfetta funzionalità fisica tanto più a lungo quanto più essi rimarranno poi integri.
La prima vera funzione muscolare organizzata nel bambino ancor prima di nascere è la suzione-deglutizione ( al 6° mese di vita intrauterina si è visto che il feto già si succhia il dito) e ciò è intuibile dato che se non fosse in grado di succhiare e deglutire correttamente il nascituro non avrebbe possibilità di sopravvivenza.
Dalla nascita ai cinque anni circa si sviluppa il primo stadio di organizzazione funzionale del corpo.

Qualsiasi interferenza che si verifichi nel maturando sistema dei recettori afferenti andrà a condizionare la futura organizzazione fisica, ed anche l' ampiezza della banda di tolleranza agli squilibri (omeostasi).
Alla nascita, come già accennato, il bimbo è dotato solo dell' organizzazione muscolare della deglutizione/suzione.
Dopo qualche mese (1-3) di suzione, il cranio del bambino si è quasi completamente modellato, la fronte è salita e l' occipite è disceso e adesso matura un sufficiente tono muscolare equilibrato dei muscoli del collo che riescono a reggere la testa sulle spalle e gli occhi cominciano a seguire i movimenti della mamma.

Sia i muscoli posturali del collo che i muscoli dell' apparato della deglutizione si organizzano nei loro toni e nella loro lunghezza dei fusi in modo interdipendente.
Intorno al quarto/sesto mese il bimbo si dota dei primi dentini da latte (generalmente gli incisivi centrali inferiori) abbozzando quella che sarà l' impostazione occlusale futura. Dopodichè la muscolatura del tronco è sufficientemente matura da permettere al bimbo di stare seduto.

Continua l' eruzione dei denti da latte (incisivi superiori) e contemporaneamente, in modo del tutto istintivo, il bimbo si colloca nella posizione dei quadrupedi (mani e ginocchia a terra) e, all' inizio solo dondolandosi avanti/indietro, organizzando poi sempre meglio quella curiosa funzione detta "gattonamento" che è l' antico riflesso quadrupede ancora presente nell'uomo, comincia a muoversi sul pavimento.
Per due-tre-quattro mesi il bimbo DEVE essere lasciato gattonare perchè questa fase di maturazione e di coordinazione muscolare è importantissima per il futuro sincronismo della deambulazione che avverrà sì con solo due appoggi a terra (piedi), ma utilizzerà gli incroci muscolari dei quadrupedi (gamba destra/braccio sinistro e viceversa).

L'APPOGGIO PODALICO ED IL CONTATTO DENTALE

Quando il sistema nervoso è sufficientemente maturato dall' esperienza neuro-muscolare precedentemente descritta, da solo il bimbo troverà un appiglio e si solleverà sui due piedi. Inizia la fase di maturazione neuromuscolare dell' appoggio plantare. Per qualche tempo, in maniera insicura e senza coordinazione con le braccia, il bimbo accennerà i primi passi che via via si fanno più sicuri finchè tutti gli impulsi muscolari matureranno un' esperienza neurologica complessiva e interdipendente tale da permettere una prima organizzazione funzionale complessiva di tutto il corpo.

Ora infatti il bambino ha una dotazione dentale sufficiente (fino al 5 molare), una deglutizione quasi normale (mangia e mastica il cibo), una deambulazione controlaterale, un appoggio adeguato del piede, una coordinazione e focalizzazione oculare sufficiente.
Il correre, saltare, far capriole, atti tipici di questa età, che tanto infastidiscono gli adulti, non sono altro che una continua maturazione e collaudo dei primi equilibri neuromuscolari acquisiti. 

Dopo che, sui quattro/cinque anni, anche la maturazione dell' emisfero cerebrale dominante è avvenuta, il bimbo passa alla seconda fase di organizzazione neuromuscolare che inizia con l’ eruzione del 6° molare e si concluderà con la dentizione definitiva (permanente) e la pubertà (sviluppo).
Attraverso la graduale perdita dei denti da latte e l' eruzione dei nuovi denti permanenti e quindi la riorganizzazione di un nuovo assetto occlusale, il corpo del fanciullo ritarerà tutti gli equilibri neuromuscolari del corpo in quello che sarà l' assetto funzionale definitivo (memoria primaria).

Se poi nel corso della vita l' individuo riuscirà a mantenere integri gli stimoli afferenti dei recettori "esterocettivi" dei piedi e dei muscoli degli occhi e "propriocettivi" delle arcate dentali, l'equilibrio biomeccanico complessivo del corpo rimarrà ottimale.
Infatti tutti i giorni della vita appoggerà i piedi a terra sempre allo stesso modo, attivando nella deambulazione riflessi di facilitazione e inibizione in tutti i gruppi muscolari del corpo (movimenti oculari compresi) e riportando a equo tono eventuali sbilanciamenti muscolari derivanti da attività fisiche non simmetriche, e tutti i giorni della vita deglutirà portando i denti delle arcate mandibolari in contatto con quelle mascellari sempre con lo stesso ingranaggio, facilitando ed inibendo i numerosi muscoli ioidei  ed infine focalizzerà a distanza o in vicinanza con i 16 muscoli oculari.

Mentre è semplice intuire l' entità dello sforzo quotidiano svolto dai piedi (sostegno e propulsione del peso corporeo a ogni passo) vorrei brevemente citare l' entità delle forze in senso cefalico coinvolte con la deglutizione.

Studi fatti da ricercatori universitari parlano di circa venticinque/trenta chilogrammi di pressione interdentale esercitata durante la deglutizione cui va sommata la pressione esercitata dalla lingua sul palato (circa cinque chilogrammi), il tutto moltiplicato per una media di millecinquecento volte al giorno, notte compresa.
Parliamo quindi di molte tonnellate di forza quotidianamente esercitate verso il cranio.

CONTATTI AFFERENTI

Assodato quindi che dagli stimoli afferenti di questi quattro appoggi del corpo (i due piedi e le due arcate dentali) partono impulsi muscolari che coinvolgono ripetutamente e sincronicamente tutti i muscoli posturali ed oculari, consideriamo un pò più dettagliatamente come avvengono questi contatti afferenti. In posizione statica di riposo, il peso corporeo è distribuito equamente tra il tallone e l' avampiede (pianta), con una piccola oscillazione ritmica del peso in senso antero-posteriore e laterale.
In posizione statica di riposo la mandibola non ingrana con l' arcata superiore e rimane un piccolissimo spazio libero tra i denti.
In deambulazione la pressione maggiore avviene prima sul tallone e, secondo un vettore fisiologico, si distribuisce poi sulla pianta del piede e sulle dita.

Strutturalmente il tallone è costituito da alcune grosse articolazioni mentre l' avampiede da numerose piccole articolazioni (falangi).
In deglutizione la pressione maggiore deve avvenire nell' ingranaggio dei contatti molari - premolari-canino (impercettibile tra gli incisivi) seguita dall' attivazione della pressione della lingua sul palato.
Strutturalmente i molari sono più forti (quadricuspidi e bicuspidi), mentre gli incisivi più deboli (monocuspidi). Detti ingranaggi dentali debbono avvenire con le cuspidi vestibolari mandibolari all' interno delle fosse dei denti mascellari.
Solo per correre o per mordere vengono utilizzati solamente gli appoggi anteriori (avampiede - incisivi).

Se si accettasse l' idea dell' interdipendenza di queste due funzioni (podalico-occlusale), si potrebbe tranquillamente affermare che un' alterata pressione del peso del corpo sui piedi (ad esempio più anteriorizzato sulla pianta e sull' alluce come quando si portano i tacchi eccessivamente alti)
potrebbe provocare una reazione di compenso nella posizione del cinto pelvico sacrale (le donne lo sanno bene!), nella colonna vertebrale che subirebbe una accentuazione della lordosi lombare, ed una perdita della lordosi cervicale (raddrizzamento) ed anche nella posizione della mandibola che risulterebbe retrusa.

Viceversa, la diminuzione della dimensione verticale occlusale, cioè la diminuzione bilaterale dei contatti sui molari, dovuta a perdita dentale o a usura di ponti protesici, porterebbe ad una retrusione mandibolare in senso discendente che provocherebbe sulla postura esattamente quanto precedentemente descritto in senso ascendente.
Sarebbe anche semplice capire inoltre che anche la disfunzione di un solo fisiologico appoggio podalico protratta nel tempo (trauma ad un solo piede con conseguente alterazione dell'appoggio) creerà un' asimmetria di forze muscolari nei quattro quadranti coinvolti nella deambulazione sincronica, tali da creare, a livello posturale, un innalzamento della testa femorale e ala iliaca, controlaterale al difetto di appoggio e una elevazione della spalla, omolaterale al difetto d’ appoggio.

La testa risulterà leggermente inclinata verso la spalla più alta e anche la mandibola non sarà più centrata ma devierà verso la spalla più alta. I muscoli oculomotori si adatteranno all' inclinazione della testa.
In modo analogo, ma in senso discendente, un ingranaggio dentale non idoneo che crea una leggera deviazione da un lato della mandibola in chiusura (ad esempio per mancanza di elementi dentali da un lato o per la presenza di un ponte non ben bilanciato) provocherà uno stato di sofferenza a carico dei muscoli coinvolti nella deviazione stessa (per esempio il muscolo temporale posteriore e muscolo pterigoideo esterno omolaterali; il muscolo temporale anteriore e il muscolo pterigoideo interno controlaterale).

Le ripercussioni sulla muscolatura del collo interesseranno quindi il muscolo trapezio superiore omolaterale e il muscolo sternocleidomastoideo controlaterale, così che la testa subirà una leggera flessione dal lato della deviazione avvicinandosi alla spalla, che risulterà più alta della controlaterale. Anche i muscoli oculomotori si adatteranno a questa anomala posizione del capo.
In queste condizioni la colonna vertebrale risulterà deviata sul tratto cervicale con conseguenti possibili curve compensatorie (per es. iniziali lievi scoliosi) a livello toracico e lombare.

Il coinvolgimento del rachide provocherà per via riflessa altri squilibri muscolari soprattutto a carico dei muscoli ileo-psoas, che avendo inserzioni sulle vertebre lombari e sul trocantere femorale, causeranno un' inclinazione del bacino rispetto alla colonna vertebrale e una dismetria degli arti inferiori (disuguaglianza apparente) quando il paziente sarà in posizione supina. La catena degli squilibri coinvolgerà anche il muscolo piriforme e il bicipite femorale da un lato e i muscoli peronei dall'altro.

La postura del corpo è quindi ben diversa da quella ideale: il baricentro risulta spostato rispetto al filo a piombo; le orecchie, le spalle, le anche non sono più orizzontali e parallele tra loro.
Appare quindi evidente che una "staratura" delle "afferenze propriocettive o esterocettive" in uno o più degli appoggi succitati, poichè sconvolge quotidianamente e ripetutamente gli equilibri neuromuscolari funzionali del corpo, provocherà una modifica posturale del soggetto che adatterà la propria funzione a una nuova realtà afferente.

Questa modifica posturale (spalla più alta da un lato, bacino inclinato, linea a piombo non centrica ecc...) rimarrà silente o darà sintomatologia dolorosa, a seconda del grado di tollerabilità e adattamento individuale.
In conclusione, poichè dalla pratica clinica quotidiana di chi si occupa di chiropratica e postura, appare sempre più inconfutabile la responsabilità delle disfunzioni propriocettive dei recettori dei distretti di appoggio fisici descritti (occluso/podalici) nella genesi di una molteplicità di disturbi funzionali muscoloscheletrici, è auspicabile che si provveda al più presto affinchè prima dell' età dello sviluppo (9/11 anni) del soggetto ci sia una verifica, e se necessario una correzione di anomalie funzionali (piede piatto, pronato, morso aperto, incrociato ecc...) che consenta una perfetta organizzazione degli impulsi muscolari e che, dopo questa età, dette funzioni di appoggio vengano accuratamente preservate, rimpiazzando velocemente qualsiasi perdita dentale o correggendo adeguatamente qualsiasi trauma la caviglia, il piede dovesse subire.

Nell'anziano la molteplice perdita di elementi dentali, soprattutto molari e premolari, la graduale usura di protesi che creano un forte abbassamento della dimensione verticale e la sconsiderata abitudine di togliere le protesi dentali di notte, unita a un cedimento dell' arco plantare e dei metatarsi (senza parlare delle ridotte capacità visive), crea un' involuzione della capacità funzionale e quindi una modifica posturale del tutto simile a quella di un infante prima della maturazione degli stimoli afferenti sia podalici che occlusali.
In queste condizioni i meccanismi di adattamento alla forza di gravità vengono a mancare (la testa avanza, le spalle si curvano, le ginocchia si flettono ecc...) e la capacità di deambulare correttamente e il senso dell' equilibrio complessivo si riducono drasticamente. La confusione neurologica tra le afferenze e le efferenze è totale. Mai come in questo caso il significato del detto popolare che "gli anziani ritornano bambini" acquista un senso così profondo.

L’ ITER DIAGNOSTICO

La prima visita ha lo scopo di valutare la postura del paziente e la funzionalità di tutto l’ apparato biomeccanico. Essa si articola come segue:

  • una anamnesi clinica esauriente;
  • una valutazione biomeccanica attraversi test muscolari specifici ed una verifica posturale allo scoliosimetro;
  • un esame radiologico in ortostatismo della colonna in toto sia in antero-posteriore che in laterale per visionare eventuali patologie osteoarticolari e deviazioni del rachide/bacino;
  • eventuale esame strumentale dei piedi sia in statica che in dinamica con particolari apparecchiature elettroniche che permettono di valutare la dinamica di appoggio ed eventuali difetti (piattismo, prognatismo, ecc. ecc…);
  • eventuale esame della funzionalità muscolare dell’ apparato stomatognatico mediante test muscolari specifici per evidenziare eventuali malocclusioni;
  • eventuale verifica dell’ apparato visivo per evidenziare i difetti (forie) nella convergenza e focalizzazione oculare non tollerati dal Sistema.

I test di resistenza muscolare sono lo strumento chiave di tutta la metodica kinesiologica.

Conoscendo alla perfezione (inserzioni, origine, azioni, innervazione, ecc…) di tutti i muscoli posturali più importanti e con una adeguata esperienza nell’ effettuare i test, è possibile capire quali muscoli hanno minore resistenza del proprio omologo controlaterale e tracciare quindi una mappa dello squilibrio biomeccanico del paziente.

Se ad esempio il muscolo pettorale di destra fosse più debole del sinistro e il muscolo quadricipite di sinistra più debole del destro, il paziente avrebbe una deambulazione dissincronizzata poichè l’ asse sinistro/destro sarebbe più funzionale dell’ asse destro/sinistro.

Se da una successiva verifica dei recettori biomeccanici risultasse che l’ afferenza viziata deriva da un ponte dentale non preciso (intercuspidazione non corretta) nell’ arcata destra della dentatura, solo con un’adeguata correzione del ponte (bilanciamento) il pettorale destro ed il quadricipite sinistro riacquisteranno ugual forza dei loro controlaterali e la deambulazione ritornerà sincronizzata. Anche la lombalgia sinistra o la cervicalgia destra del paziente, dovute ad ernie discali o protusioni, scomparirà se erano quelli i sintomi per cui il paziente era giunto alle cure kinesiologiche.

Qualche manipolazione specifica chiropratica è indispensabile poiché la citata disfunzione, protratta nel tempo, crea sempre una inclinazione di un emibacino o una rotazione delle vertebre (sublussazione chiropratica).

Per concludere, le funzioni che secondo questa metodica sono indispensabili per una corretta postura, una funzione biomeccanica adeguata, e quindi una prevenzione alla lombalgia ed ad eventuali ernie discali sono:

  • la deambulazione sincronizzata (e quindi un adeguato contatto podalico con il terreno);
  • la deglutizione (e quindi un’ occlusione dentale centrica che permetta una funzione muscolare bilanciata dei molti muscoli coinvolti);
  • la funzione muscolare oculare (focalizzazione e convergenza che attraverso il “labirinto” è strettamente collegata alla funzione muscolare del collo);
  • la respirazione (intesa come funzione muscolare);
  • corretta funzionalità articolare vertebrale – bacino – e articolazioni periferiche.

Le afferenze che partono quindi dai piedi, dai contatti dentali e dagli stimoli visivi debbono sempre essere rispondenti alla memoria neurologica innata e successivamente maturata “in corpore” nei primi anni di vita (da 0 anni allo sviluppo). (Memoria primaria) e non ostacolate da vizi disfunzionali delle articolazioni vertebrali, bacino ed articolazioni periferiche (sublussazioni chiropratiche) .

Eventuali afferenze viziate che si verifichino durante la vita in tali distretti andranno corrette rispettivamente con particolari plantari, con particolari “Bites” o adeguati lavori dentali, con adeguate lenti e con adeguate manipolazioni chiropratiche.

CONSIDERAZIONI FINALI

Quanto descritto in questo lavoro, limitatamente all’ aspetto biomeccanico del corpo umano, rappresenta, ma questo è solo il mio parere, la quintessenza dell’ esperienza e della conoscenza di 40 anni di chiropratica in Italia, esperienza e conoscenza che si propone, senza retorica, come punta avanzata ed evoluta di tutta la professione chiropratica mondiale, grazie alla capacità di sintesi ed alla preparazione culturale e dedizione di molti colleghi chiropratici che nei loro studi hanno sviluppato livelli di conoscenza e di preparazione tecnica senza pari, coinvolgendo e stimolando l’ interesse e l’ entusiasmo di molti medici italiani, in particolare dentisti, ad una inedita visione funzionale del corpo umano ed a correzioni terapeutiche rivoluzionarie e molto promettenti, ma solo se effettuati con protocolli e know – how adeguati.

E’ indubbio che la chiropratica abbia prodotto in Italia una piccola ma significativa rivoluzione culturale che, però, necessita di un supporto scientifico che corrobori ciò che la clinica ha già dimostrato!
La professione chiropratica lo chiede a gran voce!
Spetta all’ Università dare questo supporto e credo (spero) che nella mente dei molti ricercatori presenti si possano accendere le famose “lampadine” per approfondire questo aspetto della medicina. 

BIBLIOGRAFIA / REFERENCES

01. Applied Kinesiology di David S. Walther – System D.C. – Pueblo – Colorado (U.S.A.)
        -  Vol. 1       -  1981
        -  Vol. 2       -  1983
        -  Synopsis   -  1988

02. Chiropractic Interprofessional Research
(Estratto del I World Chiropractic Conference – 30.04 1982 - Venezia – pag. 59/68)
Edizione Minerva Medica
Pubblicazione Dr. Crispini

03. Atti del III Simposio Nazionale di Chiropratica
22/24 Settembre 1988 – Brucoli (Siracusa)
Pag.141/154
Edizione Centro Studi di Patologia Vertebrale – Roma
Pubblicazione Dr. Crispini

04. SPINE News – Luglio / Settembre 1993
Anno II° - Vol I° - n.° 4 – pag. 52-53

05. Semiologia del Sistema Nervoso
3° Edizione di G. Campailla
Edizione Minerva Medica 1979

06. Henry O. Kendall, Florence P. Kendall and
Gladys E. Wadsworth, Muscles – Testing and Function, 2° Edition
(Baltimore: Williams & Wilkins Co, 1971)

07. George J. Goodheart, Jr. – Applied Kinesiology
(Detroit: Privately published, 1965)

08. D. D. Palmer, The Science, Art and Philosophy of Chiropractic
(Portland, OR Portland Printing House Co. 1910)

08.  G. M. Esposito, J. P. Meersseman,
Valutazione della Relazione Esistente tra l’ Occlusione e la Postura
(Milano “Il Dentista Moderno”, Anno VI, n.°V 1988)
  
09.  A. Caronti – A. Pelosi – G.B. Tolomei - C. Visconti
“Modificazioni Occluso- Posturali e afferenze Visive”
Attività Dentale Anno VII – n.° 35 – 13.10 1991

10.  Mintz Victor W “The Orthopaedic Influence in Diseases of the Temporomandibular Apparatus”
A Multidisciplinary Approach.
Edizione Douglas H. Morgan, William P. Hall and
St. James Vamvas – St. Louis C. V. Mosby Co.

11.  Textbook of Medical Phisiology – Guytan –
W. B. Saunders Co. – 1976 pag. 640-661

12.  Human Neuroanatomy
(Malcom B. Carpenter, Jerome Sutin)
8° Edizione - Cap. 9

13. Scambio di esperienze professionali del Dr. Crispini 
con colleghi e soprattutto, l’ esperienza clinica su migliaia di pazienti curati, che con la loro fiducia e disponibilità hanno prima dato un riscontro clinico concreto a quanto poi teorizzato in questo scritto. A loro un sincero “grazie”.

N.B.
Questo testo è corredato di circa 35 immagini ed un filmato di circa 10 minuti non accluso online.