Problemi posturali / disfunzionali ascendenti, discendenti, misti.
Lo squilibrio della colonna vertebrale che caratterizza un atteggiamento viziato in tutto il corpo è la conseguenza di molti fattori.
Vi sono fattori sistemici come l’età, l’obesità, l’influenza genetica, i dismetabolismi, ecc.; vi sono alcune patologie proprie del rachide, idiopatiche (scoliosi) o acquisite (esiti di traumi, artrosi gravi ecc.), ma le cause più frequenti sono gli squilibri muscolari su base funzionale.

Escludiamo l’atteggiamento muscolo-scheletrico scorretto di chi conduce una vita troppo sedentaria, con posizioni viziate di lavoro mantenute per troppo tempo e senza un minimo di esercizio muscolare o di attività atletica, per focalizzare l’attenzione sull’individuo che non presenta una patologia specifica sistemica o organica, che ha un normale sviluppo muscolo-scheletrico e che ha effettuato i comuni esami di laboratorio, radiografici ecc. con esito negativo.

Dunque un individuo apparentemente sano che però accusa una sintomatologia algico - disfunzionale caratterizzata dalla comparsa di uno solo oppure di una combinazione qualsiasi dei seguenti sintomi: cefalea, senso di tensione o dolore ai bulbi oculari, diplopia, dolori trigeminali, vertigini, acufeni, diminuzione dell’udito, torcicollo, cervicalgia, brachialgia, dorsalgia, lombalgia, sciatalgia, parestesie agli arti, problemi di equilibrio statico, difficoltà alla deambulazione, astenia.

Una sindrome quindi estremamente polimorfa nelle sue manifestazioni per cui il paziente si sottopone a continui accertamenti specialistici di laboratorio e strumentali senza arrivare ad una diagnosi certa e a un trattamento risolutivo e ricorrendo, infine, all’assunzione di farmaci analgesici, antiinfiammatori e a volte di psicofarmaci per godere di qualche effimero beneficio.

Questo tipo di paziente rappresenta l’80% dei pazienti che si rivolgono alle cure chiropratiche, ma prima di spiegare la metodologia diagnostica e terapeutica è necessario capire l’ottica con la quale esaminare il problema della postura.
Se prendiamo un bottone legato con quattro elastici notiamo come la sua posizione spaziale sia influenzata dalla tensione equilibrata oppure squilibrata delle strutture che lo sostengono.

Lo stesso fenomeno si verifica nel nostro apparato scheletrico dove vi siano ossa che articolano fra loro: i rapporti spaziali reciproci degli elementi strutturali sono condizionati dal tono della muscolatura correlata con gli stessi.
Il problema è molto evidente a carico della colonna vertebrale, il cui assetto fisiologico è determinato dall’equilibrio della muscolatura correlata alle varie vertebre.

All’estremità cefalica la prima vertebra articola con il cranio e possiamo quindi raggruppare le complesse funzioni dei numerosi muscoli del collo in sei movimenti del capo: flessione, estensione, inclinazione a destra e a sinistra, rotazione in senso orario ed antiorario.
Analizzando l’apparato muscolare flessore ed estensore del collo notiamo come il capo sia appoggiato sulla colonna vertebrale ed essendo quindi la posizione della testa sul collo e del collo sul tronco determinata dalla muscolatura che collega le varie parti scheletriche, è ovvio che qualsiasi squilibrio muscolare (ipotonia di un muscolo e/o ipertonia del suo antagonista) di una parte del sistema muscolare del collo sia causa di un atteggiamento posturale anomalo del capo rispetto al tronco.

Rari fattori che condizionano in maniera determinante il normale o anormale funzionamento del sistema equilibratore meccanico sopra descritto, vi è senza dubbio l’occlusione.
E’ evidente che l’articolato dentale condizionando 1500 volte circa ogni 24 ore durante la deglutizione il rapporto mandibolo cranico, influenza anche il rapporto mandibola-joide-cinto scapolare.

In altre parole l’occlusione si interpone in maniera determinante nel complesso muscolare flessore del capo rispetto al tronco. All’estremità podalica della colonna si ripropone un problema analogo a quello cefalico: l’equilibrio strutturale delle diverse parti scheletriche(vertebre lombari, osso sacro, ossa iliache, arti inferiori) è condizionato dall’equilibrio della muscolatura e viceversa.

Tra i problemi che possono alterare questo equilibrio posturale a livello del cinto pelvico ci sono la dismetria congenita o acquisita degli arti inferiori e qualsiasi problema a carico dei piedi che condizioni un atteggiamento posturale anormale delle ossa del piede stesso sia in senso statico che dinamico (distorsioni mai curate o mai guarite, cedimento dell’arco plantare, pronatlsmi ecc.).

Riassumendo quanto esposto fin’ora possiamo paragonare la colon¬na vertebrale ad una struttura con una funzione mista sia portante sia di collegamento strutturale tra i settori cefalici e podalici del corpo. Pertanto l’equilibrio posturale della colonna risulta condizionato da vari fattori:

  • normali rapporti osteo-articolari intervertebrali ed equilibrio della muscolatura a esse direttamente correlata;
  • normale rapporto occlusale ed equilibrio della muscolatura mandibole cranica;
  • normale statica podalica ed equilibrio della muscolatura degli arti inferiori.

Da un lato l’occlusione, dall’altro la postura podalica: questi fattori periferici svolgono due funzioni importantissime che sono la deglutizione da un lato e la deambulazione dall’altro che coinvolgono in vario modo tutte le strutture scheletriche e muscolari interposte tra i due estremi e quindi la colonna vertebrale e direttamente o indirettamente il sistema nervoso centrale e periferico.
La deglutizione in particolare è una funzione vitale, di cui non conosciamo ancora l’importanza fisiologica. Basti pensare che cominciamo a deglutire prima di nascere, che deglutiamo anche durante il sonno, che partecipano alla deglutizione numerosi muscoli del cranio e del collo e quattro paia di nervi cranici.

Se consideriamo anche la relativa estensione delle aree sensitive e motorie corticali coinvolte nella deglutizione rispetto alle altre funzioni corporee, risulta più plausibile l’ipotesi che una deglutizione anomala possa avere delle ripercussioni su tutto il sistema muscolare in senso discendente.
Altra interferenza muscolare di tipo ascendente si può avere cambiando la curvatura dell’arco plantare: il cedimento dell’arco plantare si accompagna a retrusione della mandibola mentre il ripristino dell’arco (con particolari plantari) riporta la mandibola in posizione normale.

E’ importante stabilire come si è creato lo squilibrio muscolare posturale, cioè se è iniziato a livello dei piedi piuttosto che dei denti o da malposizioni vertebrali e/o del bacino. Infatti nell’impostazione del piano terapeutico di riabilitazione funzionale, bisogna seguire lo stesso iter della "malattia" se si vogliono ottenere dei risultati.
Se ad esempio la malocclusione è secondaria a un atteggiamento posturale deviato del collo a causa di un alterato appoggio di un piede (vecchio trauma) qualsiasi tentativo di risolvere la sintomatologia algico-disfunzionale dell’articolazione tempore-mandibolare è destinato a fallire, proprio perché il primo problema da risolvere è riequilibrare il piede e in un secondo tempo l’occlusione.

Nell'esperienza clinica di noti chiropratici si è spesso notato delle variazioni sorprendenti a carico dell’occlusione dopo la correzione a livello dei piedi o del bacino e vertebre cervicali, precontatti che non sono più tali, oppure comparsa di precontatti nuovi; deviazioni mandibolari che si riducono o che si manifestano ecc.
Nello stesso errore può cadere il chiropratico, il fisiatra o l’ortopedico che, ad esempio, dovesse impostare una terapia fisica a carico della colonna vertebrale per una sintomatologia algica secondaria ed un alterato rapporto mandibole-cranico dovuto a mal occlusione dentale: qualsiasi remissione del problema sarebbe temporanea e presto o tardi comparirebbe una recidiva come manifestazione secondaria di un problema posturale cronico.

Fortunatamente per noi e per i nostri pazienti il corpo ha delle reazioni alle varie manovre-test cui noi lo sottoponiamo, che ci danno delle indicazioni chiarissime su come procedere nella diagnosi e nella terapia. Il pregio di questi test e di queste reazioni corporee è che si realizzano indipendentemente dalla volontà del paziente, dall’intendimento del terapeuta e senza l’impiego di sofisticate, indaginose e costose metodiche strumentali. Inoltre la risposta corporea è istantanea e questo rende più semplice il lavoro del medico oltre che motivare e incoraggiare il paziente.

Acquisire queste tecniche, sia diagnostico / cliniche che terapeutiche (manipolazione Chiropratica) richiede moltissima esperienza clinica ed abilità manuale oltre alla perfetta conoscenza anatomico funzionale del corpo umano.